Per circa un decennio (1268-1278), andò in giro per Todi con il corpo ricoperto di stracci, il saio grigio con il lungo e largo cappuccio di “bizzocone” ( “bizzoco”, cioè del penitente laico). Jacopone voleva fare penitenza, forse per “ripulirsi” dalle sozzure, dai vizi e dalla malvagità in mezzo ai quali aveva vissuto per i primi 38 anni della sua vita. Insomma, una scelta di vita difficile, ma molto simile, se non identica, a quella del suo Santo ispiratore, San Francesco (canonizzato nel 1228, quindi già prima della nascita di Jacopone).

Alla fine del 1500 venne inventata una “Vita leggendaria” nella quale si descriveva Jacopone come un “folle di Cristo” , in preda a sfoghi di pazzia che lo portavano a compiere gesti inconsulti e inspiegabili agli occhi degli uomini. Come spiegare in fondo il fatto che un uomo benestante e potente potesse all’improvviso decidere di abbandonare tutto per vivere in povertà e seguire la parola del Vangelo? “Sicuramente sarà impazzito!” .
L’amore di Jacopone per la penitenza, per la preghiera e per la carità erano invece semplicemente la più perfetta testimonianza del suo profondo amore per Cristo. Ecco come egli stesso descrive i suoi sentimenti poco prima della conversione nella Laude XXIV “O vita penosa”, una delle cosiddette “laudi autobiografiche”
- Non ce bastava niente el podire a recoprire le brige presente: asti e paraggi, calzare e vestire, magnare e bere e star fra la gente… La ricchezza di famiglia non bastava a soddisfare gli impegni immediati: gare e giostre, calzature e vesti, cibi e bevande, vita di società
- Volea moglie bella, che fosse sana e non fosse vana, per mio piacire; con granne dota, gentile e piana, de gente non strana, con lengua a garrire…Volevo una bella moglie, che fosse sana, che non fosse vanitosa, per appagare il mio desiderio; con una dote ingente, garbata e conciliante, non straniera, che non chiacchierasse troppo
- Mai non se iogne la gola mia brutta, sapur de condutta sì vol per usanza, vina esquisita e nove frutta, e questa lutta non ha mai finanza. O tribulanza, ov’è ‘l tuo finare? La ponga a voitare e l’alma en peccata! La mia gola non si sazia mai, ha l’abitudine a certi sapori, vini squisiti e frutta fresca, e questa pretesa non finisce mai. O tribolazione, quando finirai? Vuotata la borsa e l’anima nel peccato!
Ma ecco alcuni degli aneddoti inventati dalla leggenda agiografica e che purtroppo hanno rovinato la reputazione del nostro Jacopone per i secoli a venire e fino alla sua riscoperta e rivalutazione all’inizio del 1900…
