Il giovane Jacopone studiò sicuramente giurisprudenza a Todi e forse anche a Bologna , esercitò la professione notarile, notizia questa non confermabile, né smentibile (alcuni termini tecnici relativi alla mondo della giurisprudenza, che incontriamo nelle sue laude, potrebbero avvalorare tale ipotesi, come ad es. “vultura” con cui si intende il trasferimento di proprietà).
Da alcune delle sue laudi autobiografiche si evince che condusse una vita mondana, tra lusso e feste, accostandosi poi fin alla figura e al carisma del Santo Francesco di Assisi.
Nella laude XX “O me lascio dolente” Jacopone descrive un giovane ventenne gaudente, vanitoso, arrogante…quasi, diremmo oggi, un “bullo”!
- Lo mangiare e lo bere è stato el mio deletto, e posare e gaudere e dormire a lo letto; non credeva potere aver nullo difetto… Quann’altri gìa al predecare o a udir messa a santo, eo me gìa a satollare, e non guardava quanto. Poi me rennea a cantare…Quanno en assemblamento bella donna vedìa, faceaglie sguardamento e cenni per mastrìa; si non gli era en talento, vantanno me ne gìa, de me non remanìa che no avesse disnore…Il mangiare e il bere è stato il mio piacere, riposare, godere e dormire in un comodo letto; non credevo che mi potesse mancare qualcosa… Quando gli altri andavano alle prediche o in chiesa alla messa, io andavo a mangiare e non badavo alla quantità. Poi me ne andavo a cantare… Quando ad un raduno vedevo una bella donna, le mandavo sguardi e cenni d’intesa; se non gli andavo a genio, mi vantavo di averla sedotta, non mancava da parte mia il tentativo di disonorarla…
