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Jacopone diventa frate dell’Ordine Francescano

Come già detto, i documenti sulla prima parte della vita di Jacopone sono molto scarsi:  in un documento del cardinale Matteo d’Acquasparta, allora ministro generale dell’Ordine Francescano, risulta come testimone: <fratris Jacobi de Tuderto, fratris Rainaldi de Tuderto lectorum>. Anche il Beato Bernardino da Feltre, lo cita: < B. Jacoponus, semel vocatus coram Romana curia ut faceret sermonem>. Per non parlare del più grande predicatore francescano di sempre, San Bernardino da Siena, che era un grande ammiratore di Jacopone e quando venne a Todi nel 1426 a predicare, si fermò in città per alcuni mesi, ospite nel convento di Montesanto,  perchè voleva restare più a lungo nella città che aveva dato i natali al grande poeta Jacopone. La tradizione narra che prima di andarsene, San Bernardino abbia piantato lo stupendo tiglio che ancora si erge di fronte alla porta d’ingresso del convento…una vera meraviglia!

Tiglio

 

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Panorama dal tiglio
  • Tutte le altre informazioni riguardo la vita di Jacopone le possiamo carpire da ciò che lui stesso afferma e racconta nelle sue laudi autobiografiche, come la Laude XXIV “O vita penosa” dove prima ricorda con affetto la madre e poi rivolge il suo pensiero un pò meno affettuoso nei confronti del padre…

Se mamma arvenesse che raccontasse le pene che trasse en meo notrire! La notte à besogno che se rizzasse e me lattasse con frigo suffrire, staienno a serviere et eo pur plgnìa; anvito no avia de mea lamentanza… 

Se mia madre tornasse e raccontasse le pene che soffrì per nutrirmi! La notte era bisogno che si alzasse e mi allattasse soffrendo il freddo. Mentre mi stava a servire io continuavo a piangere; e non c’era motivo che mi lamentassi…

Vedìa li garzuni girse iocanno, et eo lamentanno, chè no’l potìa fare; se non gìa a la scola, giame frustanno e svinciglianno con meo lamentare; stava a pensare meo pate moresse ch’eo non più staiesse a questa brigata…

Vedevo i ragazzi andare giocando, e io mi lamentavo di non poterlo fare; se non andavo a scuola, mio padre mi frustava e mi strapazzava mentre mi lamentavo; stavo a pensare che se mio padre fosse morto non mi sarei trovato più in questo fastidio…

  • Dopo 10 anni di penitenza da terziario, nel 1278 fu ammesso come frate laico nell’Ordine Francescano dei frati Minori. Questo, dopo la morte di Francesco nel 1226, era dilaniato da lotte interne tra gli Spirituali, rigidi osservanti della regola di S. Francesco, il quale in diverse occasioni indicò ai suoi seguaci di seguire la via della povertà assoluta, ed i Conventuali, interpreti moderati e pronti ad attenuare il rigore pauperistico della regola del Santo. Questi ultimi erano guidati dal già citato Matteo da Bentivenga, nativo della vicina Acquasparta.

Jacopone si schierò fra gli Spirituali e di ciò ci informa Angelo Clareno nella sua Chronica: «Placuit generali ministro et omnibus principalioribus fratribus in quibus Christus et eius spiritus inhabitare firmiter credebatur, et praesertim fratri Corrado de Offida, Petro de Monticulo, Iacobo de Tuderto, Thome de Trivio, Corrado de Spoleto et reliquis, qui ad puram regule observanciam aspirabant, quod ad summum ponteficem Frater Petrus de Macerata et socius eius [Petrus a Fossombrone] accederent». Iacopone era perciò considerato fra i più autorevoli esponenti del movimento e con loro condivise le speranze di una riforma della Chiesa dopo l’elezione a pontefice dell’eremita Pietro da Morrone, Celestino V.

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