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Il Duomo di Orvieto ed i giganti di marmo

Il Duomo di Orvieto ed i giganti di marmo

giganti di marmo duomo di Orvieto

Era il 1556 quando la prima, nuova e grandissima statua di fine marmo bianco venne posizionata adiacente all’ultimo pilastro destro della navata centrale del meraviglioso Duomo di Orvieto: rappresentava San Paolo, con una spada di metallo in mano, la stessa spada che aveva usato per perseguitare e trucidare i cristiani prima di convertirsi “sulla via di Damasco”. Ad eseguirla era stato Francesco Mosca, detto anche “Il Moschino”, per distinguerlo dal padre Simone, anch’egli artista. Il Moschino si formò nella bottega fiorentina del padre, al quale succedette nell’Opera del Duomo di Orvieto.

Un anno dopo, 1557, ecco apparire all’altro lato San Pietro, con la stessa magnificenza e lo stesso candido marmo di San Paolo. La mano era quella di Raffaello da Montelupo, anche lui toscano; aveva avuto il privilegio di essere amico di Michelangelo Buonarroti e di collaborare con lui eseguendo alcune statue del Monumento Funebre a papa Giulio II.

Solo successivamente si materializzò l’idea di eseguire anche gli altri 10 apostoli, posizionandoli ad ogni colonna che suddivideva le tre navate del duomo.

Ed ecco dunque arrivare:

San Tommaso, 1587, di Ippolito Scalza (architetto e scultore orvietano che si forma con il Moschino e Montelupo. Poi nel 1567 diventa capomastro del duomo).

San Giacomo Maggiore, 1591, di Giovanni Caccini

San Giovanni Evangelista, 1594, di Ippolito Scalza

Sant’Andrea, 1599, di Fabiano Toti e Ippolito Scalza

San Matteo, 1600, del Giambologna e Pietro Francavilla

San Filippo, 1610, di Francesco Mochi

San Bartolomeo, 1617, di Ippolito Buzi

San Taddeo, 1644, di Francesco Mochi

San Giacomo Minore, 1722, di Bernardino Cametti

San Simone, 1722, di Bernardino Cametti

Come possiamo notare, la realizzazione copre un arco di tempo che va dal rinascimento al tardo barocco e fa da palcoscenico ad artisti di varia provenienza (soprattutto Toscana ed Umbria).

Disposizione delle statue, lato destro

Disposizione delle statue, lato sinistro

Soffermandoci poi presso la controfacciata, non possiamo non notare altre 4 statue della stessa fattura e grandezza di quelle degli apostoli. Queste opere, eseguite nello stesso primo periodo di produzione, rappresentano i 4 protettori di Orvieto. In ordine di esecuzione:

San Sebastiano, il santo “contra pestem” per eccellenza, 1557, Il Moschino

San Rocco, l’altro santo “contra pestem”, 1593, Fabiano Toti (di Orvieto, allievo di Ippolito Scalza)

San Costanzo, 1596, e San Brizio, 1601, di Fabiano Toti: questi sono i due “protettori speciali” di Orvieto ed originariamente erano posizionati ai lati della Madonna di San Brizio, nell’omonima cappella.

Ecco come si presentava l’interno del Duomo di Orvieto dopo la “barocchizzazione” messa in atto su progetto di Ippolito Scalza

Interno barocco, fine XIX secolo, Duomo di Orvieto

Dopo i restauri di fine Ottocento, sia gli altari barocchi che le statue vennero rimossi ed inizialmente portati a Palazzo Soliano (1897). Dopo varie vicissitudini, le statue vennero esposte nella Chiesa di Sant’Agostino (2006), per poi tornare alla loro postazione originaria proprio quest’anno, Novembre 2019.

Quindi chi di voi lettori è già stato in visita ad Orvieto e quindi “ma io già l’ho visto il Duomo!”, dovrà per forza tornare perchè il colpo d’occhio sarà completamente diverso da com’era prima!

Per una visita più approfondita e non “fai da te”, contattateci senza impegno; saremo lieti ed orgogliosi di mostrarvi le tante altre bellezze di Orvieto che di sicuro non avrete visto durante le vostre precedenti visite !!!

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