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“Passeggiate per l’Italia”…passeggiate in Umbria e a Todi

“Passeggiate per l’Italia”…passeggiate in Umbria e a Todi

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Tanti anni fa,  quando frequentavo l’Università degli Studi di Perugia, c’erano delle mie amiche di corso che abitavano in Via Ferdinand Gregorovius. A me quel nome sembrava tanto pomposo e altisonante: da un lato mi incuriosiva, dall’altro però non mi venne mai il desiderio di andare a scoprire chi davvero fosse e perchè meritasse una strada proprio a lui intitolata.

200px Ferdinand Gregorovius

Successivamente, mentre studiavo per l’esame da Guida Turistica dell’Umbria, scoprii che Herr Ferdinand Gregorovius è stato uno storico e medievalista tedesco (1821-1891) che tra il 1856 e il 1877 viaggiò attraverso l’Italia, pubblicando poi 5 volumi con il resoconto delle sue “avventure italiane” sotto il titolo di “Passeggiate per l’Italia”.

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All’interno del Volume n.2 sono descritte le sue passeggiate fra Sabina e Umbria: da Otricoli, passando per Narni, Terni, Spoleto, Trevi, Foligno, Assisi, Perugia e TODI.

E l’incipit per Todi è “Nessun altro luogo del mio viaggio mi ha lasciato un’impressione gradevole quanto la città di Todi.” E come dargli torto?!?

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Ecco tutta la descrizione del suo soggiorno a Todi: buona lettura!

 

“Nessun altro luogo del mio viaggio mi ha lasciato un’impressione gradevole quanto la città di Todi.
Questa antichissima città umbra, in origine Tuder o Tudertum, sorge sopra un colle ridente, presso la valle del
Tevere, fra vigne e olivi. Lontana dalle grandi vie di comunicazione, appare come assopita nei sogni del suo passato, in una placida tranquillità che però non è morte.
Era già notte quando, giunto con la diligenza ai piedi della collina di Todi, mi feci condurre alle porte della città
per cercare una locanda. Il mio ingresso fu assai triste e melanconico; le strade strette ed oscure e la solitaria locanda alla quale fui condotto, non mi presagivan nulla di buono. Ma dovetti ricredermi la mattina seguente, quando il sole dissipò la tristezza del luogo.

In pieno giorno Todi mi apparve come una simpatica cittadina, incantevolmente situata, conservante quel carattere nettamente medioevale che ora così poche città possono vantare. Circondata di vetuste mura, in parte ancora di costruzione etrusca, questa città copre il colle su cui giace in modo da conservare alle piazze una livellazione sorprendente, a dispetto della ripidità del monte. Vecchi palazzi, brune torri medioevali, pittoreschi edifici gotici, chiese e conventi, sono sormontati dal grandioso duomo.
Sulla piazza principale sorgono gli edifici pubblici, i monumenti del tempo in cui Todi era una repubblica libera,
arbitra di guerre e di alleanze, come Terni, Spoleto, ed altre città. Nel secolo XIII, il suo periodo aureo, essa era in
grado di mettere in campo mille cavalieri armati; e mentre ora non conta che 4000 abitanti, ne contava allora
30,000. La sua costituzione guelfa era profondamente democratica; il governo era nelle mani delle corporazioni
artigiane, che avevano una rappresentanza al Consiglio. Un potestà e un capitano del popolo, i quali stavano
in carica un solo anno e dovevano essere stranieri, governavano questo Stato libero e rendevano giustizia. Si trovano nella loro lista molti nomi romani, delle maggiori famiglie del XIII secolo: Colonna, Orsini, Frangipani,
Annibaldi, Cenci, Caetani, Savelli, Malabranca, e altri.

I monumenti più notevoli di questa storica repubblica sono oggi il palazzo comunale e il palazzo del governatore, ambedue sulla piazza principale. Il primo è un grande edificio in stile gotico-romanico, di belle proporzioni,
con una splendida scala esterna in pietra. L’altro ha un’alta torre, ed è coronato su tutta la fronte da merli, ugualmente di architettura pseudogotica, con una potente torre.

In faccia a questi è la cattedrale pure di architettura pseudo-gotica con un’alta torre, l’interno ha tre navate, la principale delle quali mostra ancora la volta gotica primitiva dell’XI e XII secolo; una quarta navata minore è stata aggiunta in tempi posteriori.

Dopo il duomo, la chiesa più notevole di Todi è San Fortunato, grandioso edificio gotico del secolo XIII. San Fortunato è il patrono della città,e la sua chiesa è pittoresca, severa e solenne.
Durante il mio soggiorno in Todi passai gran tempo a San Fortunato, dove si trovano gli archivi della città. Ottenuto
dal sindaco il permesso di frequentare l’archivio, l’archivista, Angelo Angelini, mi condusse in una stanza posta
sotto la chiesa, presso la sacrestia. Rimosso un vecchio inginocchiatoio, ci apparve la porta che metteva direttamente nell’archivio. In esso, ammonticchiate contro la parete, stavano innumerevoli pergamene, quasi tutte in uno
stato compassionevole, e in mezzo alla stanza, sopra una tavola, altre pergamene, gettate alla rinfusa, coperte di un
denso strato di polvere, le quali facevano parte un tempo della biblioteca del cardinal vescovo di Albano, Bentivegna d’Acqua Sparta. Di quest’uomo fa menzione una volta Dante nel suo poema. Morì nel 1289.
La biblioteca si riduce a questo solo archivio; io vi lavorai per molte ore. Dapprima ero sorvegliato da un valletto
del Comune; poi, avendo io voluto vedere in ciò un segno di sfiducia, me ne fu affidata senz’altro la chiave, con facoltà di andare e venire a mio piacere.
Allora si sparse per Todi la voce che uno straniero faceva grandi ricerche nell’archivio della città…

(…)

In Todi conobbi molte gentili persone che in ogni modo mi favorirono, fra cui Alessandro Natali, già libraio in
Roma e cittadino di quella città, ora editore della «Storia di Todi» del Leoni, e della «Vita di Bartolomeo
d’Alviano», famoso capitano nato a Todi al principio del secolo XVI. Questo Natali è rettore economo di Monte
Cristo già monastero, ora ospizio dei trovatelli. Mi condusse in questo ospizio, che ricovera 98 fanciulli. Anche
là visitai l’archivio, dove vidi molte pergamene, che riguardavano il luogo stesso, destinato una volta come ricovero pei lebbrosi.

Mi mostrò anche il convento dei Cappuccini a Monte Santo, posto su una collina, presso la città. La sua piccola
chiesa possiede sull’altare maggiore un pregevole quadro dello Spagna, dello stesso soggetto del quadro di Narni:
l’incoronazione, cioè, della Vergine. Ambedue queste tele sono autentiche e originali. Il priore ci offrì del caffè, e
mi chiese di Witte, la cui fama di dantista è giunta fino in questa solitaria cittadina. Mi fu anche mostrato un manoscritto di Fra Jacopone, di questo profondo mistico dell’ordine di Celestino, nemico animoso di Bonifacio VIII.
Morì a Colazzone nel 1304, ma è sepolto a S. Fortunato.
Si attribuiscono a lui le parole dello Stabat Mater, e forse non a torto. A Monte Santo trovai un monaco intento a
copiare un codice che fra le altre poesie di Fra Jacopone, conteneva anche lo Stabat Mater. Però vi sono manoscritti più antichi delle poesie di questo francescano, a Venezia e a Firenze; quelli di Todi non possono rimontare
oltre il XV secolo.

Tutti coloro coi quali feci relazione in Todi, mi parvero soddisfatti della loro tranquilla ed angusta residenza; al
lume di luna, la sera, le signore si recano alla passeggiata sotto l’antica rocca, ora caduta in rovina.

Da questa si arriva alla chiesa della Consolazione, edificata su disegni del Bramante.

Non v’è in Todi una grande nobiltà feudale: le antiche famiglie son quasi tutte scomparse. Fra queste nel medio evo erano considerevoli gli Acti o Atti, gli Oddi, i Fredi, i Bentivenga, i Caracci, i Pontani, i Landi, i Corradi, gli Astancalli.
Molti palazzi ricordano ancora queste famiglie, ma sono abitati da altre o da discendenti impoveriti. Oggi che tutto
è fatto per servire ai bisogni del momento, noi dovremmo sentire vergogna dinanzi a questi palazzi edificati per sfidare i secoli, palazzi che troviamo fin nelle minori città!
Questo dicevo ad un tal Pierozzi di Todi, dottore in diritto e autore di commedie in versi. Oh quanti autori drammatici invidierebbero questo solitario cittadino di Todi che, nel palazzo ereditato dai padri, gode una serena e
vera felicità!

Per avere più informazioni sull’autore https://www.liberliber.it/online/autori/autori-g/ferdinand-gregorovius/

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