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Il Rione di Borgo a Todi- Parte 2

Il Rione di Borgo a Todi- Parte 2

Dopo i racconti che avete potuto leggere in Il Rione di Borgo PARTE 1 , narrati da Rosella Tarquini, ecco la Parte 2, a cura del mio papà, Piero Picchiotti. Il periodo è sempre lo stesso, ma si vede la differenza fra i ricordi di una bambina (Rosella) e quelli di un maschietto…un pò più “teppistelli”!

Buona lettura!!!

 

 

<< ‘Ntì-‘Ntò stavano per Antilia e Antonio. (Anche Rosella ci ha raccontato di questi due fratelli! Evidentemente dovevano essere davvero due tipi particolari!)

Antonio era uno spazzino comunale.
Antilia invece faceva “l’infermiera” (in effetti una praticona tuttofare) presso un famoso otorino locale. Solo che aveva un grosso difetto : si addormentava ogni dieci minuti anche durante le operazioni alle tonsille.

Antilia era anche famosa per come pregava durante le funzioni religiose che allora erano in latino. Come esempio possiamo ricordare le giaculatorie : “salus infirmorum” era diventata “sali su pel morum” e così via.

Antilia e Antonio abitavano in una casetta bassa quasi in fondo alla discesa di Borgo, abbastanza vicino alla Porta Perugina. La casa aveva una finestra bassa, che dava sulla via principale e che rimaneva nei mesi estivi regolarmente spalancata, in quanto i due fratelli erano di corporatura piuttosto massiccia e soffrivano tantissimo il caldo. Quella finestra bassa e  sempre aperta non poteva non essere un invito per tutti i ragazzini di Borgo a fare i dispetti più disparati.

Ecco la casa come appare oggi:

 

Ricordo, tra gli altri, quella notte in cui andammo a “rubare” una grossa anguria nel campo della Scuola Agraria, la tagliammo in diverse grosse fette che lanciammo attraverso la finestra, centrando ripetutamente i letti su cui dormivano.
Un altro episodio che ricordo fu quando una notte prendemmo parecchi mattoni che erano ammassati fuori Porta Perugina e con questi alzammo un muretto che chiudeva completamente la porta d’ingresso della casa. Il mattino seguente , quando Antonio aprì la porta per andare al lavoro, si trovò davanti il muro e così iniziò il siparietto fra lui che chiamava disperato “corri ‘Ntì” e lei che rispondeva “èccome ‘Ntò, che voi ?” e poi all’unisono “Madonna mia e ch’è successo?”

Un altro personaggio che viveva in Borgo era un tizio, sempre ubriaco, che raccontava nelle sere d’estate, di quando aveva incontrato “il dimonio”. Il diavolo gli chiese “che vòli?” e lui  “vojo il libro del comando”. Allora il diavolo prese una penna d’oca, gli bucò il braccio e con il sangue gli fece firmare la promessa che in cambio del libro gli avrebbe ceduto l’anima. “Poi fece ‘na strampata e sparette”. Tutto ciò, raccontava, sarebbe avvenuto sotto il ponte di Montecastello di Vibio.
Tornato a casa diceva che la notte non poteva più dormire, perchè una voce che usciva dal libro ripeteva in continuazione: comanda, comanda, comanda!.
E qualsiasi cosa lui chiedesse, si realizzava immediatamente. >>

Per ora questo è tutto, ma se qualcuni fra voi avesse qualcosa da aggiungere…sarà il benvenuto!!!

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